lunedì 9 agosto 2010

Fool


E state pensando anche che Shakespeare ha scritto una tragedia elegante che funziona alla perfezione, e che io non sono stato capace di lasciarla in pace. Ho dovuto metterci sopra le mie mani unte e insudiciarla con trombate da ricci e sborra di scimmia. Evidentemente, a questo mondo non si può avere semplicemente una cosa bella. (Che idiota impertinente, Nota dell'autore p.327)





Christopher Moore, Fool (Fool, 2009), "Scatti", Elliot, Roma, traduzione dall'inglese di Chiara Brovelli, 336 pagine.


"Certo che stai male, viviamo nel maledetto Medioevo. Chi non ha la peste ha la sifilide." p.52

Forse un motivo c'è se negli scacchi non esiste la figura del matto. Come si muoverebbe? Che strategia seguirebbe? E, soprattutto, quale sarebbe la sua utilità? Oh, però è presente nei mazzi di carte. A volte c'è un matto, a volte due. Non ha nessun valore, naturalmente. Non ha nessuno scopo. È solo uno strumento del caso. Solo chi distribuisce le carte può dargli un valore. E chi è che da le carte? Il fato? Dio? Il re? Uno spettro? Un terzetto di streghe? p. 153

"Il matto corrisponde al numero zero" mi spiegò "ma solo perchè rappresenta le infinite possibilità di tutte le cose. Potrebbe diventare qualunque cosa. Vedi? Porta tutti i suoi beni in un fagotto che tiene sulla spalla. È pronto a tutto. È pronto ad andare ovunque e diventarechiunque, a seconda della necessità. Non tagliarlo fuori, Taschino, solo perché è il numero zero". p.154

"Mi ha trombata brutalmente, contro la mia volontà, e ha concluso troppo in fretta". p.194

"Gli uomini sono fatti così, bambina. Concedi loro i tuoi favori e un attimo dopo si ritrovano a russare come un orso in una grotta. Così va il mondo, pare". p.285

la copertina




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